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Camionisti all’estero: pianto tutto e vado in Canada!

Redazione Online by Redazione Online
20/10/2022
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E’ capitato a tutti, per un motivo o per l’altro, di dire:
«Basta, pianto tutto e vado a guidare un camion dall’altra parte del mondo…».
Poi, certi propositi volano via, un po’ persi negli impegni quotidiani e un po’ fermati dalle mille difficoltà, burocratiche, amministrative, di lingua.
Ed effettivamente, di difficoltà ce ne sono, perché, per esempio in Canada, non muoiono dalla voglia di avere nuovi immigrati.
Però, hanno bisogno di driver e, se un autista è determinato, alla fine ce la fa.
E allora, vediamo di capire cosa bisogna fare per attraversare l’Oceano e ritrovarsi in Canada, a bordo, per esempio, di un Kenworth T680.

IL PRIMO PASSO
Prima di tutto, bisogna andare a vedere.
Approfittando di un paio di settimane di vacanza, si può partire, per capire qualcosa del Paese.
Bisogna scegliere la città dove andare a ficcare il naso sulla base delle aziende di autotrasporti che ci sono.
Chi ha un po’ di pratica su internet, può anche cominciare a tenere d’occhio le offerte di lavoro che le società canadesi mettono sul web.
È chiaro però che, la prima volta, si tratta solo di un viaggio esplorativo.
Poi, bisogna passare a fare le cose sul serio, perché un’occupazione si cerca dall’Italia. Bisogna anche ricordare che, per avere un permesso per fermarsi in Canada, è necessario avere una seria proposta di lavoro.
Non è facile, ma un bravo truck driver italiano ce la può sicuramente fare e senza nemmeno faticare molto, ma deve conoscere la lingua e questo, per molti, è il vero ostacolo.

UN PO’ DI BUROCRAZIA
Prima ancora di atterrare in Canada, cominciano i guai con la LMIA, cioè la Labour Market Impact Assessment, una valutazione con la quale il datore di lavoro che vuole assumere il trucker deve dimostrare che per quelle mansioni non c’è un canadese in cerca di occupazione.
Da questo punto di vista, per fortuna, non ci sono problemi, perché come abbiamo detto, in Canada c’è penuria di autisti.
Questo documento, però, ha anche un aspetto positivo: consente di sorvegliare le tariffe. Per evitare la concorrenza al ribasso, il governo pretende che il datore di lavoro paghi gli immigrati stranieri quanto paga gli autisti canadesi.
Una volta conclusa la pratica LMIA, l’azienda deve rivolgersi al governo federale per avere il permesso d’ingresso per il suo futuro autista.
E a quel punto, il fortunato che vuole cambiare vita sale su un aereo con in mano una copia della valutazione e una copia del contratto di lavoro e, quando arriva all’aeroporto, paga 150 dollari canadesi e ottiene un permesso di lavoro temporaneo che dura più o meno due anni.
Occhio, però, questo permesso obbliga l’autista a guidare solo per l’azienda dalla quale si è stati assunti.
Se il driver ha deciso di portarsi dietro la famiglia, sua moglie riceve dal governo canadese un permesso di lavoro aperto che le consente di cercare un impiego senza limitazioni.

LA PATENTE
Attenzione, chi arriva in Canada, può aver guidato per anni, ma è considerato un diciottenne che deve prendere ancora la patente.
Quindi, il primo passo è superare l’esame per la Canadian Class 1 Licence.
È un esame facile. Ian Sloan, un autista scozzese sbarcato in Canada nel 2008, ha raccontato di aver fatto un corso di un solo giorno dedicato ai freni ad aria (comprese alcune istruzioni su come ripararli) e di aver poi sostenuto una prova di guida che è durata una ventina di minuti, che nel suo caso è andata benissimo.
Da quel momento, si può cominciare a guidare.

E DOPO I DUE ANNI?
Se ci si trova bene e se il lavoro è interessante, si può anche decidere di richiedere un permesso permanente che si chiama Permanent Residence Permit (PR).
Per ottenerlo, bisogna avere la Class 1 da almeno sei mesi e bisogna aver lavorato costantemente per la ditta dalla quale si è stati assunti, in caso contrario bisogna ricominciare tutto daccapo, compreso la LMIA, con un’altra azienda.
Attenzione, perché a volte le aziende sono efficienti, altre volte lo sono molto meno (in questo, purtroppo, tutto il mondo è paese e il Canada non fa eccezioni).
A quel punto succede un fatto strano: bisogna dimostrare che si ha una certa anzianità come autisti (prima no, ora, per avere il permesso permanente sì) e bisogna superare anche un esame di inglese.
Lo fanno a tutti, compresi agli immigrati di lingua madre inglese.
Ma superati l’esame e le varie formalità, si è liberi di lavorare come si preferisce.
Per esempio, ci si può comprare un truck e si può diventare padroncini.
In Canada conviene più che da noi: alcuni riescono a guadagnare il triplo di quanto prendevano come autisti a stipendio.
Queste scelte, però, appartengono al carattere di ciascuno e non riguardano né le leggi né le opportunità economiche.
Insomma, trasferirsi in Canada è una strada che si può seguire, ma non è un’impresa facile: almeno all’inizio, bisogna essere preparati a giorni duri e a un lavoro massacrante.
D’altronde, perché i canadesi non vogliono fare i driver?

Tags: camionisticanada
Il mensile di settore che parla di uomini, non solo di camion.

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