13 Gennaio 2020

Ponti e strade a rischio: la fine di un’epoca

Da noi crollano i ponti, franano le colline, le strade e le autostrade (soprattutto quelle liguri) sono intasate, ma anche nel resto d’Europa la situazione non è rosea. Secondo il CNR, il Consiglio nazionale per le Ricerche, infatti, tutte le strutture realizzate con cemento armato o precompresso negli anni ’50 e ’60, oggi sono a rischio a causa della loro età. E questo vale per noi e per gli altri Paesi. Insomma, ci troviamo di fronte a un collasso generale della situazione stradale europea.
Vediamo i particolari…

La situazione in Francia 

In Francia, l’ultimo crollo è stato il 15 maggio 2018, quando ha ceduto un muro di sostegno del viadotto a Gennevilliers, a nord-ovest di Parigi, sulla A15, e ha causato la chiusura dell’autostrada in entrambe le direzioni. Oggi, l’ex ministro dei Trasporti Elisabeth Borne, ha avvertito che la rete stradale del Paese è in uno “stato critico”, che un terzo dei suoi ponti richiede riparazioni e che alcuni rappresentano un rischio reale. Così, ha proposto un piano da un miliardo di euro per effettuare almeno un po’ delle manutenzioni necessarie. Ma le aziende francesi che si occupano di lavori stradali affermano che questo piano riguarda solo una piccola fetta del problema, perché la rete viaria secondaria sta male e – come succede da noi – nessuno la controlla…

La situazione in Germania

In Germania un rapporto dello scorso anno del Federal Highway Research Institute ha scoperto che solo il 12,4% dei ponti è in cattive condizioni, ma anche che solo il 12,5% è in buone condizioni. Così, su molti ponti è vietata la circolazione dei mezzi pesanti. Tra questi si segnala il ponte  di Leverkusen sul Reno a nord di Colonia, che è stato chiuso nel 2012, dopo che erano state scoperte crepe preoccupanti e che sarà ricostruito entro il 2024. Un ex funzionario dei trasporti regionali lo ha descritto come un “monumento allo stato fatale delle infrastrutture tedesche”. Invece, Richard Dietrich, architetto, ha dichiarato al quotidiano «Hannoversche Allgemeine» che i ponti della Germania «marciscono pericolosamente. Il rischio di collasso non può più essere escluso».

La situazione in Olanda e Bulgaria 

Anche nei Paesi Bassi si trema, soprattutto per lo stato dei ponti stradali gestiti dalle autorità locali e provinciali. Quest’anno, infatti, 14 ponti sono stati considerati a “inaccettabile rischio di collasso” nella sola Olanda settentrionale. TNL, gruppo di lobbing olandese, dice che i tunnel e i ponti chiave sulle autostrade in Europa, costruiti negli anni ’60 e ’70, sono a fine vita. E perfino in Bulgaria, il membro più povero dell’UE, il governo ha annunciato l’utilizzo di fondi europei per la ristrutturazione di 200 ponti. E da noi come va?

Noi abbiamo gli stessi problemi degli altri (più gravi e diffusi), ma la differenza con il resto dell’Europa è soprattutto nei progetti di recupero o di risistemazione della nostra rete stradale (ponti compresi). In sostanza, facciamo grandi annunci a ogni disgrazia, ma non riusciamo a portare a termine piani reali. In poche parole, le intenzioni sono buone, ma la realtà si scontra con un degrado che non viene sanato e con il quale chi lavora sulle strade si dovrà confrontare, a volte anche con gravi rischi. 

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