22 Agosto 2019

Messico, rapinato un camionista su due

Camionisti rapiti, camion svaniti nel nulla e banditi travestiti da poliziotti: in Messico la paura viaggia in autostrada e ognuno si difende come può.
El Flaco (nome di fantasia) ha paura, per questo ci chiede di non fotografarlo. Le sue mani sono contratte sul volante e lo sguardo va di continuo verso lo specchietto retrovisore, per controllare chi ci segue. Sono passati quasi due anni da quando è stato rapito, strappato dalla cabina del suo camion da banditi travestiti da agenti di polizia, ma quel ricordo è ancora vivo e terribile nella sua mente. «Mi hanno picchiato e infilato la canna della pistola in bocca. “Se ci guardi ti uccidiamo”, dicevano. Poi mi hanno bendato e mi hanno buttato nel cassone di un pick-up. Non so dove mi hanno portato… si sentiva musica cubana a tutto volume… Prima mi piaceva quella musica, adesso la odio». Intanto, mentre El Flaco veniva tenuto in ostaggio, i complici dei suoi rapitori, con tutta calma, gli smontavano il camion, un Peterbilt del 2010, e piazzavano sul mercato nero il suo carico di smartphone e televisori. «Dopo tre giorni la musica si è interrotta… così, dopo qualche ora di silenzio ho preso coraggio. Mi sono tolto la benda e non c’era più nessuno… Insomma, mi hanno lasciato andare». Da allora viaggia con un machete «Ma lo devo tenere nascosto – aggiunge, dando un’altra occhiata al retrovisore – perché se lo trova la polizia, sono io quello fuorilegge».

Messico: dura vita per i camionisti 

La storia del Flaco non è un’eccezione, al contrario, racconta la terribile normalità della maggior parte dei camionisti in Messico, un Paese enorme in cui i camion si muovono spesso in convoglio, come i militari nelle zone di guerra, cercando di proteggersi l’uno con l’altro. È una precauzione che sembra servire a poco, visto che negli ultimi anni le rapine ai camion sono praticamente raddoppiate, arrivando a quasi 3000 l’anno, mentre gli atti di violenza e i furti “minori” nei confronti degli  autotrasportatori sono stati circa 12 mila l’anno negli ultimi due anni: 33 al giorno, tutti i giorni! Così alcune aziende hanno organizzato scorte armate per proteggere le loro merci, altre – soprattutto quelli che trasportano beni di lusso – hanno cancellato scritte e marchi dai camion. Altre ancora hanno investito in tecnologie di geolocalizzazione, aumentando le comunicazioni con le autorità di polizia. Ma nelle zone più pericolose del Paese, tutto sembra inutile… «Su alcune strade – racconta José Munoz, camionista di Tehuacàn, facendosi più volte il segno della croce – puoi solo raccomandarti l’anima a Dio e accendere un cero a Nuestra Señora de la Santa Muerte. Io faccio avanti e indietro tra Città del Messico e il porto di Veracruz e questa è una strada maledetta. Io sono stato rapinato solo una volta, mi hanno bloccato con un pick-up e hanno sparato una raffica di kalashnikov per fermarmi. Paura? Tanta. Ma sono stato fortunato… hanno sparato in aria». Scene simili si ripetono praticamente tutti i giorni su tutte le strade  porti del Golfo del Messico e del Pacifico. In queste zone, le statistiche sono devastanti: è quasi certo che un camionista su due sarà derubato. E anche se non esistono dati ufficiali sulle perdite economiche, si sa che le assicurazioni stanno pagando non meno di 100 milioni di dollari ogni anno per rifondere le ditte colpite dalla criminalità. E bisogna anche ricordare che da queste parti solo un carico su tre viene assicurato, perché per tutti i padroncini il costo delle assicurazioni è troppo alto.
Carburanti, cibo e bevande, materiali da costruzione, prodotti chimici, beni elettronici, ricambi auto e abbigliamento sono i principali obiettivi della criminalità. Per contrastare questa piaga, che sta dissanguando l’economia e mettendo in ginocchio gli autotrasportatori, il governo ha intensificato le pattuglie di polizia nelle aree più colpite, portando le pene detentive per rapina a 15 anni. Ma non è servito a nulla. Le rapine sono ancora in aumento e anche i poliziotti hanno i loro problemi.
I camion devono resistere al fuoco di armi d’assalto, AK-47, Uzi, M16… la criminalità vuole il meglio e i camionisti si devono attrezzare. Ma è una soluzione che pochissimi, dei quasi 11 milioni di camion che ogni anno transitano sulle strade messicane, possono permettersi, e per autisti come El Flaco e José Munoz, con cui abbiamo parlato, le uniche difese restano il machete e i ceri alla Santa Muerte, sperando che non ci sia ancora un proiettile con il loro nome scritto sopra…

 

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