27 Febbraio 2019

Camionista: salute in cabina. Fai il tagliando al tuo corpo

Salute in cabina. Fai il tagliando al tuo corpo

Problemi cardiaci e alla schiena, pressione alta, obesità, le malattie professionali dei camionisti sono molte e alcune sono gravi, ma è anche possibile prevenirle. Abbiamo raccolto qui le statistiche e i numeri che riguardano le malattie professionali degli autotrasportatori. Sono le più diffuse e, a volte, sono anche quelle più trascurate. Ecco quali sono, quanto sono pericolose e che cosa si può fare per evitarle senza dover scendere dal camion. Cominciamo con il cuore, perché l’American Heart Association ha stilato una lista degli otto mestieri che possono causare problemi

Le malattie che colpiscono i camionisti

1. MALATTIE CARDIOVASCOLARI. In un intervento su Rischi e malattie nei lavoratori del settore dei trasporti di merci e persone F. Ronchese e M. Bovenzi, dell’Università di Trieste, hanno scritto che i lavoratori dei trasporti presentano “un’aumentata occorrenza di patologie cardiovascolari, tra cui infarto, malattie coronariche, anche in associazione con pressione alta e patologie cerebrovascolari (ictus)”. Non basta. Uno studio svedese ha stabilito la rilevanza delle malattie coronariche su un gruppo di 103 autisti di mezzi pesanti e l’ha messa a confronto con un gruppo di controllo di 6596 soggetti. La ricerca è durata 11 anni e ha rilevato che il 18,4% degli autisti aveva patologie coronariche, rispetto al 6,4% nel gruppo di controllo. In sostanza, i camionisti svedesi si ammalano di cuore tre volte di più dei soggetti che fanno un altro mestiere.
Che cosa si può fare? Prima di tutto è necessario fare controlli ed elettrocardiogrammi a scadenze programmate e poi bisogna rispettare le solite regole: alimentazione sana, attività sportiva, riposo a casa (e non in cabina) e diminuire lo stress. Attenzione a questo punto. Lo psicologo Mariano Marzara, infatti, ci spiega: «Bisogna trovarsi un proprio spazio fuori dal lavoro dove sia possibile smaltire le tensioni della giornata. Effettivamente è un po’ poco, perché sul lavoro lo stress si ripete (come, per esempio, quando si va tutti i giorni a scaricare nello stesso magazzino dove ci sentiamo a disagio). In questo caso l’atteggiamento vincente è non opporsi e lasciarsi scivolare addosso le tensioni. Non sempre è facile, ma è il modo migliore per addolcirle»

2. I MUSCOLI E LE OSSA. Molte ricerche dimostrano un rischio reale di lombalgie negli autisti professionisti. I dati ufficiali dell’INAIL del 2012 dimostrano che, su 1766 denunce di malattie professionali, 1380 erano dovute a patologie osteoarticolari e muscolo-tendinee. In poche parole, il 77,5% dei camionisti che denunciano una malattia professionale hanno problemi all’apparato muscoloscheletrico.
Che cosa si può fare?  Contro il mal di schiena c’è una soluzione preventiva: dimagrire. È un ritornello, ma effettivamente aiuta. Ma per chi guida un camion ed è obbligato a tenere la stessa posizione a lungo il problema è più impegnativo e si può trovare un po’ di miglioramento con la ginnastica posturale, magari con esercizi per distendere e allungare la schiena o per rafforzare la zona lombare e gli addominali.

3. IL CANCRO ALLA PROSTATA. Un’altra delle malattie professionali degli autotrasportatori è il cancro alla prostata. Durante alcune visite della Croce Rossa nelle aree di sosta delle autostrade, degli oltre 3000 camionisti che avevano fatto il test del PSA, il 15% è risultato positivo e ha fatto ulteriori analisi presso centri specializzati. In questo caso, aiuta mantenere una dieta a base di frutta, verdura, cere ali integrali, ma quello che conta sono le analisi e le visite urologiche

4. PROBLEMI DI SORDITÀ. Nel 2002, uno studio inglese ha analizzato 108 autisti di mezzi pesanti e ha riportato un’ipoacusia percettiva nel 32,7% dei casi. In sostanza, circa un terzo dei camionisti inglesi ha problemi di sordità. Da noi, i dati sono meno gravi: in una ricerca del 2008 promossa dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro, su 673 camionisti, solo il 5% (22 casi) dimostravano problemi di udito. In questi casi, per prevenire bisogna evitare l’inquinamento acustico. A quanto afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con queste attenzioni si potrebbero scongiurare almeno il 50% delle ipoacusie.

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