11 Agosto 2019

Vita da camionista: quante ne dobbiamo mandare giù!

Ore di impegno da rivedere, stipendi all’osso, carico e scarico a cura dell’autista, traffico, multe esagerate: i camionisti stanno sempre peggio e dicono che… Qualche tempo fa, un autotrasportatore ci ha offerto una buona occasione per riflettere: «Basterebbe fermarsi per quattro giorni – ha affermato – e tutta l’Italia si renderebbe conto dell’importanza dei camionisti. In tutto il Paese non dovrebbe più girare un camion fermando del tutto la distribuzione delle merci. Noi, in santa pace, potremmo prenderci un po’ di vacanze e guardare “l’effetto che fa”. A quel punto capirebbero tutti il valore del  trasporto, mentre per ora si dà per scontato che i camion sono sempre pronti a partire. E forse è per questo che subiamo tanti torti!». Ma di quali torti parla?

Cosa devono sopportare i camionisti?

Cominciamo dal nostro amico autotrasportatore. Per lui, bisogna chiarire il tema della distribuzione delle ore di guida e di riposo. «Un autista – ci dice – parte la mattina, fa le prime 4 ore e mezzo di lavoro e poi si ferma per la sua pausa. Se a quel punto si vuol riposare un po’ di più, avrà poi meno ore per arrivare a destinazione e quindi si rimette in moto, anche se non si è riposato abbastanza. Volete la prova? Prendiamo l’Autosole: nel tratto che va da Montepulciano a Bologna, più o meno in coincidenza con il secondo turno di guida, si verifica un picco di incidenti. Sono gli autisti che vengono dal Sud e che hanno fatto una pausa in quella zona e che poi si sono  rimessi in movimento senza essersi riposati abbastanza. E lo stesso succede al contrario. Il picco di incidenti del secondo turno di guida si verifica tra Frosinone e Caserta Nord, perché gli autisti, dopo la pausa, ripartono che sono ancora stanchi».  Ma quale soluzione possiamo immaginar per risolvere il problema? «Semplice, – continua il nostro autotrasportatore – dobbiamo essere considerati dei professionisti. Dobbiamo fare 8-9 ore di guida? Lo decidiamo noi quando ci possiamo fermare e quando no. Siamo conducenti responsabili che, in ogni caso, vengono controllati dal tachigrafo. In questo modo, ciascuno decide come e quando guidare e si ferma quando si sente stanco». È un ragionamento che non fa una piega, tranne il fatto che i camionisti non sono considerati professionisti autonomi e ci si aspetta solo che combinino guai! Ovviamente, questa è solo una delle tante ingiustizie che subisce l’autotrasporto. Ma ce ne son altre…
Un autista commenta con noi il tema degli stipendi. «Soprattutto al Sud – dichiara – non vengono riconosciuti i diritti alla giusta retribuzione. Tant’è vero che adesso, di autisti, ce ne sono sempre di meno. Ma gli scarsi guadagni sono un problema che riguarda la categoria in generale. Un autotrasportatore deve tenere bassi i costi  perché con la concorrenza sleale dei Paesi dell’Est, rischia di perdere viaggi. A quel punto, deve applicare tariffe basse e per questo comprime le spese e inevitabilmente tende a risparmiare anche sugli autisti. Però, tra poco, quegli autisti cambieranno lavoro e l’intero comparto dell’autotrasporto se ne andrà a ramengo!».
«Ma dove sta scritto – aggiunge un altro driver – che un autista deve caricare e scaricare il camion? Invece succede sempre più spesso che arrivi, sali sul muletto e cominci a darti da fare. Ma è giusto? Perché nessuno dice niente?». E un altro ancora aggiunge: «Perché dobbiamo arrivare in un magazzino di logistica e aspettare le ore per scaricare? L’altro giorno sono arrivato alle 8 e 30 e alle 15 e 30 non avevo ancora scaricato. Vado a chiedere che cosa succede e l’unica risposta che mi danno è sprezzante: “Devi aspettare!”. A un certo punto, non ci ho visto più e sono andato dritto con il camion sulla pesa e mi sono fermato lì. È successo un casino. Mi dicevano che mi dovevo levare da lì, ma io non mi sono mosso. “Se non mi scaricate – gli ho detto – non mi muovo da qui!”. E alla fine, tra insulti e parolacce, mi hanno fatto scaricare!». Però, il nostro autista, il “bel gesto” l’ha pagato: ha avuto una diffida e in quell’azienda non può più andare a scaricare.

Vita da camionista e stress

Nei nostri incontri con i camionisti, abbiamo verificato un’altra serie di fattori che scatenano infelicità e insoddisfazione. Tanto per cominciare, le aree di servizio. «Sono poche, senza parcheggi, brutte, costano un sacco di soldi e, basta che ti allontani un attimo, ti rubano il camion o il carico. Un padroncino aggiunge: «Un altro problema è che non c’è solidarietà. Qualche tempo fa, un mio autista si è sentito male. Si era fermato a scaricare in una logistica di supermercati. Non c’è stato nessuno che abbia mosso un dito per lui. Aveva avuto un infarto, ma sarebbe potuto morire lì, senza che quelli degli uffici se ne accorgessero!».Poi, ci sono i problemi del traffico e delle forze dell’ordine che spesso – secondo diversi autisti – scendono in strada per far cassa (soprattutto la polizia locale). «A me – dice uno degli autisti che abbiamo intervistato – mi hanno fatto una multa perché non era visibile la striscia “trasporto conto terzi”. Ho pagato poco, 16 euro, ma gli agenti mi hanno chiesto scusa…». Chissà quanti altri argomenti  abbiamo tralasciato, ma forse basta così. Quello che contava era spiegarci perché l’autotrasportatore di cui abbiamo parlato all’inizio immaginava di scendere dal camion per quattro giorni. Adesso forse lo capiamo un po’ meglio… 

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