Il mercato italiano dei veicoli commerciali leggeri chiude il 2025 con un bilancio negativo. Un anno complesso, segnato da rallentamenti strutturali, incertezza economica e da una transizione energetica che fatica ancora a trovare slancio concreto. I numeri certificano una contrazione diffusa che coinvolge quasi tutti i canali di vendita.
Nel solo mese di dicembre le immatricolazioni si sono fermate poco sopra quota 14.500 unità, registrando un calo superiore al 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il consuntivo annuale si attesta a circa 189 mila veicoli commerciali, quasi 10 mila in meno rispetto al 2024, con otto mesi su dodici in territorio negativo. Un dato che fotografa una fase di stagnazione del comparto, in cui pesano l’aumento dei costi di gestione per le flotte e una domanda privata sempre più debole.
Il canale dei privati continua infatti a perdere terreno, mentre restano centrali le immatricolazioni aziendali e degli enti pubblici, che mantengono la quota più elevata del mercato complessivo. Il noleggio a lungo termine chiude l’anno in lieve flessione, mentre quello a breve termine evidenzia un calo più marcato, nonostante un recupero nel solo mese di dicembre.
Veicoli commerciali elettrici: quota ancora marginale
La transizione elettrica avanza, ma con estrema lentezza. Nel mese di dicembre i veicoli commerciali completamente elettrici hanno raggiunto una quota del 4,5%, in crescita rispetto al 2024 ma ancora lontana da livelli significativi. Sul totale dell’anno, la penetrazione dei BEV si ferma al 4,4%, un miglioramento rispetto all’1,9% dell’anno precedente, ma insufficiente per parlare di vero cambio di passo.
Un segnale chiaro: il settore del trasporto merci leggero fatica ad abbracciare l’elettrificazione. Gli incentivi hanno contribuito ad alcune immatricolazioni, ma il loro impatto reale resta limitato, anche a causa delle complessità burocratiche e dei tempi di rimborso. A pesare sono soprattutto la carenza di infrastrutture di ricarica adeguate, i costi elevati e l’operatività quotidiana delle flotte, che rende ancora poco conveniente il passaggio all’elettrico per molte aziende.
Sul fronte delle alimentazioni tradizionali, il diesel resta dominante con una quota prossima all’80%, pur mostrando segnali di progressivo ridimensionamento. Crescono lentamente le motorizzazioni ibride e plug-in, mentre benzina e metano continuano a perdere peso. Nel complesso, le emissioni medie di CO₂ registrano una riduzione superiore al 6%, segnale di un parziale rinnovamento del parco circolante.
A livello di modelli più venduti, Fiat Ducato e Fiat Doblò si confermano ai vertici della classifica annuale, seguiti da Iveco Daily e Ford Transit. Un podio che evidenzia la solidità dei grandi protagonisti storici del segmento e la continuità delle scelte da parte delle flotte professionali.
Lo sguardo ora è rivolto alle prossime mosse istituzionali. Il Tavolo Automotive convocato dal MIMIT rappresenta un passaggio chiave per il futuro del comparto, con al centro temi strategici come la revisione delle normative europee sulle emissioni, il sistema degli incentivi e le politiche industriali di sostegno alla filiera. Il settore chiede un confronto più strutturato, concreto e continuativo, soprattutto su fiscalità e infrastrutture di ricarica, elementi decisivi per rilanciare davvero il mercato.
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