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Magirus Deutz Mercur 120 A, un restauro speciale

Redazione Online by Redazione Online
14/12/2022
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Magirus Deutz Mercur 120 A, un restauro speciale
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Di Daniele Pizzo e Roberto Cabiati

È un mezzo con un glorioso passato, che era partito da lontano e che, prima, è finito dimenticato in una carrozzeria per circa dieci anni e che poi è tornato a nuova vita grazie alla caparbietà di un grande appassionato, Enrico Nardi. Cinquant’anni, originario della provincia di Varese, Enrico è un grande amico dell’A.I.T.E. (Associazione Italiana Trasporti d’Epoca), che valorizza e tutela i veicoli d’epoca. Roberto Cabiati, presidente dell’associazione e amico da sempre del nostro giornale, si è posto la missione di conservare e tramandare veicoli che altrimenti sarebbero andati perduti, disperdendo così un patrimonio che non è solo tecnico ma anche e soprattutto storico. Enrico è un collezionista vero, ha una decina di trattori agricoli storici e una Fiat 600 d’epoca, ma soprattutto ama restaurare in proprio i suoi veicoli coinvolgendo amici che sono altrettanto appassionati. Il suo Magirus Deutz Mercur 120 A che vi presentiamo su queste pagine è uno dei suoi restauri più impegnativi, una sfida che gli ha consentito di mettere in pratica le sue conoscenze meccaniche e di carrozzeria maturate sul campo. Nel vero senso della parola, visto che è anche un grande appassionato di agricoltura e di cavalli, dunque ha organizzato il suo fienile come un’officina e come un ricovero per i suoi mezzi.

IL PRIMO INCONTRO – La storia del recupero di questo camion ha inizio nel 2005, quando un amico, Vincenzo Puccia, che conosce la sua passione per i veicoli d’epoca, gli propone di andare a vedere un vecchio camion militare il cui destino, come dicono all’A.I.T.E., sembra essere la fiamma ossidrica. Il mezzo si trova sul piazzale di una carrozzeria ed è fermo da 10 anni. Le sue condizioni sono pessime, ma Enrico, che lo guarda attentamente le valuta “non proprio disperate”. Entrando in cabina, ci sono nidi di vespe e nel vano motore addirittura si nasconde una famiglia di ghiri. Nonostante questo, però, è amore a prima vista. A Enrico quel vecchio camion piace subito e decide di portarselo a casa. Ma a una condizione: la meccanica deve funzionare, sennò l’affare salta. Ma Enrico “sente” già che quel vecchio Magirus, sotto la ruggine, è ancora in forma. Così, lui e Vincenzo, cominciano subito a eliminare il grosso della sporcizia accumulata in anni di inattività per verificare se il vecchio motore può ancora mettersi in moto.

TUTTO MALE – All’inizio, sembra che le cose si mettano male. Collegano due batterie per provare, dopo oltre dieci anni, il primo avviamento ma il tentativo non ha successo. Fine del sogno? Macché. Dopo diversi controlli, i due amici si rendono conto che il problema risiede nella pompa d’iniezione. Niente di grave: basta smontarla, farla revisionare e provarci ancora. E questa volta, dopo diversi ftentativi, il motore finalmente parte, facendo risuonare la sua voce rimasta in silenzio per molti anni. La cosa più straordinaria, racconta oggi Enrico, è che il motore girava come un orologio. Quando si dice la precisione tedesca! A quel punto non rimane che concludere l’acquisto, portare il Magirus a casa e cominciare un restauro serio. Ma rigorosamente “fatto in casa”, come Enrico ha sempre fatto per i suoi trattori agricoli.

IL MAGIRUS IN CONGEDO – Enrico, definitivamente convinto ad aggiungere il vecchio Magirus alla sua collezione, si mette subito alla ricerca dei documenti e, quando li trova (e non era scontato!) capisce dal libretto di circolazione tedesco che il mezzo è stato costruito fra la fine del 1958 e l’inizio del 1959 e che ha fatto parte dell’esercito, ma in una funzione gentile. È stato utilizzato come cucina da campo: niente fucili né cannoni, ma wurstel e crauti. In seguito, poi, il Magirus ha fatto anche di meglio, perché è stato ceduto alla Croce Rossa tedesca che lo ha impiegato come ambulanza. È una buona notizia, perché significa che il camion, nella sua lunga e tortuosa carriera, ha percorso un chilometraggio limitato. Ma le ricerche non si fermano qui: Enrico scopre anche che in Italia è possibile immatricolare il Magirus come veicolo storico o camper “Wohnmobil”, come era già in Germania. È un motivo in più per non lesinare impegno sul lavoro.

LA RINASCITA – La rinascita di questo mezzo, così elegante e sorprendente, inizia con la rimozione della cellula posteriore e con il lavoro sul reparto frenante, cui vengono sostituiti i tubi, i cilindretti e la pompa principale. Quella secondaria, però, è troppo malandata per essere revisionata in Italia. Enrico riesce a trovarne un’altra solo dopo lunghe e faticose ricerche, in una officina specializzata in Germania: la LKW Restauration, cui il nostro amico ancora oggi è grato per le preziose informazioni tecniche e perché i meccanici tedeschi sono riusciti a trovargli una copia del manuale d’uso e manutenzione, che ormai sembrava scomparsa dai radar. Successivamente, Enrico si mette al lavoro sui differenziali. Dopo un primo controllo, si rende conto che basta aggiungere solo l’olio, perché sono come nuovi. A parte il ripartitore centrale, per il quale è costretto a una revisione completa. D’altronde, il Magirus è rimasto all’aperto troppo a lungo ed è arrivata la ruggine che ha mangiato tutto. Ma non basta, con l’aiuto di un altro amico, Giuseppe Artale, e della Carrozzeria Corti, prosegue con i lavori di sabbiatura dei lamierati, riparandoli con vetroresina quando era necessario. Infine, ricordando le brutta esperienza con la ruggine, ha dato una generosa mano di antiruggine e ha completato il restauro della carrozzeria con una vernice verde opaco uguale a quella originale rilevata dall’interno della cabina. Perché, attenzione, l’esterno era stato riverniciato color sabbia dal secondo proprietario. A questo punto, è arrivato il momento della verità: Enrico ha fatto il collaudo finale.

COLLAUDO PERFETTO, MA… – Non è stato un impegno da poco, per il nostro amico è stato un lavoro durato ben cinque anni, ma ne valeva la pena, perché quando è sceso in strada e ha provato a guidare il suo Magirus, la sensazione è stata splendida. Insomma, il collaudo è stato un vero successo. Peccato, che nonostante sembrasse tutto a posto, a Enrico mancava ancora qualcosa. Partecipando a un raduno, infatti, ha incontrato un altro appassionato, lo svizzero Silvano Bianchetti, che aveva un camion simile al suo, un Saurer che, però, era stato trasformato in un bellissimo camper. A quel punto, scatta la scintilla.

CASA VIAGGIANTE – Enrico è estasiato e decide di provare anche lui a “camperizzare” il suo Magirus Deutz Mercur 120 A (anche perché dopo tanto lavoro, forse passa la voglia di smettere e si vorrebbe che il restauro non finisse mai). Così, Enrico comincia a smontare l’interno della cellula per la coibentazione, predisponendo il passaggio delle guaine per i cavi elettrici in modo da proseguire con la perlinatura di rivestimento e aggiungere il mobilio realizzato su misura. Poi ha lavorato sulle luci interne a led, sul bagno con doccia, sul letto matrimoniale, la cucina e il serbatoio da 100 litri d’acqua. Infine, il quadro di comando (come sempre fatto in casa) e l’impianto elettrico della cellula abitativa a 220 Volt/12 Volt che funziona con batteria o trasformatore rendono questo vecchio mezzo militare, una meravigliosa casa viaggiante. Oggi, Enrico impiega il suo camper “tuttoterreno” per il tempo libero e non è raro incrociarlo ai raduni come quelli organizzati dall’A.I.T.E., dove il suo musone ex militare riscuote sempre grande interesse.

ASPETTI TECNICI – La tedesca Magirus Deutz per un certo periodo ha battezzato i suoi modelli ispirandosi ai nomi dei pianeti. Oltre al Mercur, la Casa di Ulm ha infatti prodotto i modelli Sirius, Saturn, Jupiter, Pluto e Uranus. Il Mercur è stato prodotto dal 1951 fino al 1972, con motori da 4 a 12 cilindri. La sigla 120 A del Mercur di Enrico sta a significare la potenza del motore, che è un Diesel Deutz a 6 cilindri a V da 7.412 cc, che esprime una potenza di 120 CV a 2.500 giri ed una coppia di 373 Nm a 1.500 giri. La “A” (di “Allrad”, in tedesco) indica invece la trazione 4×4 inseribile, che si avvale di un cambio ZF a 5 marce più ridotte e bloccaggio del differenziale centrale. Queste versioni si distinguevano per il cofano squadrato al posto di quello tondeggiante dei primi mezzi a trazione anteriore. In questo modo i tecnici tedeschi potevano contare su un telaio che sopportava al meglio un maggiore movimento in torsione sui percorsi accidentati. In seguito, il cofano squadrato è diventato uno standard per tutta la produzione e poi, anche il Mercur è stato prodotto a cabina avanzata. L’impianto frenante è un misto aria/olio, mentre gli pneumatici tassellati sono di misura 8,25 R20. L’asse posteriore è gemellato. Il passo è di 4,2 metri. L’impianto elettrico è a 24 Volt con due batterie 12V da 100 Ah. Il peso è di 68 quintali, mentre la capacità del serbatoio del gasolio è di 150 litri, ai quali si aggiungono 6 taniche da 20 litri ciascuna, alloggiate sotto lo sbalzo posteriore. E come si comporta su strada? Benone: tocca una velocità massima di 80 km all’ora e fa 4 o 5 km con un litro. Il Magirus Deutz Mercur in particolare è noto per essere il tradizionale camion autopompa dei vigili del fuoco tedeschi, impiego sul quale il costruttore teutonico ha costruito gran parte della sua fama. La maggior parte di quelli che sono arrivati fino ai giorni nostri sono stati trasformati in camper, proprio come ha fatto Enrico.

Tags: magirus deutzrestauro
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